mercoledì 15 maggio 2013

Perchè parlo di un figlio-pinguino

Per 3 ragioni quando penso a mio figlio penso a un piccolo pinguino.

1) L'ho già detto, ed è anche una ragione sciocca: perché molto probabilmente se un giorno lui arriverà da me, sarà prima passato da un freddo congelatore.
Di sicuro ci sarà passata la metà biologica del suo DNA, ossia il seme da cui proviene, e questo perché ovviamente dovendo noi utilizzare il seme di un donatore, questo non può che essere precedentemente raccolto, analizzato e conservato pronto all'uso nei depositi della Banca del seme.
Se poi non dovesse andare bene il transfer da fresco effettuato con le mie uova, anche lo stesso l'embrione ricavato dalla fecondazione in vitro, ossia la nostra piccola blastocisti già bella formata, lei stessa sarebbe conservata sotto azoto per un po', in attesa di essere ritrasferita dentro di me al momento opportuno.

2) Ragione ancora più sciocca: perché la Clinica in cui io faccio questo allegro turismo procreativo è al Nord, dunque il seme del donatore anonimo è un seme scandinavo, e allora anche se a tutti gli effetti il papà sarà solo e soltanto il mio splendido MrMarito, non si può negare che il piccoletto avrà una tempra da uomo del nord, a suo agio col freddo, il vento, il gelo e il suo piatto preferito magari saranno le aringhe affumicate.

3) E questa è seria e poetica: perché non c'è nel regno animale un più alto esempio di sacrificio e genitorialità, di quello espresso da mamma e papà pinguino.
Amo pensare a lui come a un figlio terribilmente desiderato e per cui si è lottato in due. Questa è la particolarità del pinguino: è un figlio per cui non si è spesa solo la madre, ma per il quale ha fatto veri e strazianti sacrifici, anche il padre.
E la nostra storia è così.
La diagnosi di azoospermia=sterilità è un boccone amaro da buttar giù.
MrMarito l'ha fatto con la capacità tutta sua di superare qualunque ostacolo, oserei dire con semplicità, accettando le prove dure che la vita gli ha posto davanti, grato semplicemente dell'essere vivo e dell'avere tante altre ragioni per cui essere felice.
Una di queste sono io.
L' amore e il rispetto che ci legano.
Non avrei preteso di imporgli di percorrere la strada della fecondazione eterologa
se lui non avesse sentito che quella era, anche per lui, la strada.
Ma sono stata felice che l'abbia percorsa
volontariamente
insieme a me.
Ci vuole un grosso amore
e una buona dose di autostima e sicurezza di sé
per accettare che il proprio figlio arrivi dal dono di un uomo sconosciuto.
Non la voglio fare facile
i primi giorni sono stati di vero smarrimento, e di dolore
per entrambi
per lui
e per me, perché è da lui che avrei voluto un figlio,
come lui,
con i suoi capelli ricci, il suo sorriso allegro, il suo carattere che mi ha fatto innamorare,
ma
la vita è giocare una buona partita di poker, con qualsiasi carta si abbia in mano,
e noi è così che cerchiamo di fare.

Nonostante questo, la strada è ancora un bel pò in salita.
In questo video c'è la meraviglia che un piccolo pinguino esprime. Ciò a cui noi aspiriamo.



Per arrivare a lui però, quello che i due pinguini innamorati devono affrontare, è una vitaccia.
Le femmine depongono il loro uovo, poi, debilitate e affamate lo lasciano alle cure dei papà e vanno in cerca di cibo, in viaggio per circa due mesi, con la missione di mangiare il più possibile, per potere poi tornare dal proprio piccolo ed essere in grado di sfamarlo.
E' in questo momento che i maschi vincono il premio di miglior papà dell'anno, perché mantengono al caldo le uova appena deposte ricoprendole in una piega della pelle, e non vi si siedono sopra, come fanno molti altri uccelli. Loro restano sull'attenti e le proteggono tenendole in equilibrio sui piedi, stando sui talloni. Non mangiano nulla per altri due mesi (e già era da un po' che non si nutrivano) e affrontano stoicamente l'inverno antartico, stretti stretti l'uno all'altro per scaldarsi almeno un pò.
Proteggono il loro uovo, lo coccolano, e quando si schiude cercano di nutrirlo col poco che hanno.

Poi ritornano le madri, belle grasse e pronte a rigurgitare il cibo assimilato per sfamare il loro piccolo.
E' solo in questo momento che, assolto il loro compito, i padri finalmente si separano dal loro amato piccoletto e vanno anche loro verso il mare alla ricerca di cibo con cui sfamarsi.
Da qui in poi e fino a che i cuccioli non saranno autosufficienti, saranno le madri a farsi carico di loro.
Insomma: una bella prova di estremo amore genitoriale e di grande condivisione e collaborazione col partner da parte di entrambi. Una storia nella quale, come me, anche voi potete forse immedesimarvi.

Se avete qualche minuto io vi consiglio di guardare il video qua sotto perché è pura poesia.
Perché la natura sembra malvagia (vento, freddo, fame), sembra che lo faccia apposta a far soffrire 'sti due poveri genitori; ma loro resistono, resistono, resistono...e ci danno una lezione.
O almeno a me la danno.
Io spesso mi sento sfinita, stanca, smarrita, a volte persino sbeffeggiata, come se la natura lo stesse facendo apposta a farmi penare per arrivare a mio figlio; e invece dovrei solo accettare, ripararmi dal vento, stringermi stretta stretta alle compagne di disavventura, e aspettare con la pazienza dei saggi.
Perché poi questo sforzo d' amore viene ripagato.
Il cucciolo cresce e fa la sua strada.


4 commenti:

  1. hai scritto una grande verità...
    "Ci vuole un grosso amore
    e una buona dose di autostima e sicurezza di sé
    per accettare che il proprio figlio arrivi dal dono di un uomo sconosciuto. "

    ho pensato la stessa cosa anche io quando ci hanno prospettato l'eventualità di un'eterologa.
    Mio marito non ha problemi, mi è stato detto che se il nostro problema di abortività ha origini genetiche, allora sono io probabilmente, che trasmetto il problema, quindi semmai la nostra sarebbe un'ovodonazione.
    Quando abbiamo capito questo, io mi sono sentita in parte sollevata.
    Mi era difficile e ostile pensare a mio figlio e non riconoscere gli occhi del mio compagno.
    Se non potrò trasmettere i miei geni mi importa poco. Ma non so perchè mi si stringeva il cuore al pensiero che i geni del mio compagno non ci sarebbero stati.
    E invece lui da subito mi disse che non sarebbe stato un problema. Che non sarebbe stato questo a non far considerare questo suo figlio. Ora la penso anche io così.
    un grande insegnamento da uomini come il tuo, come il mio.
    un grande insegnamento.

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    1. Cara,
      quanto è bella la tua rosa di De Andrè..

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  2. "..se lui non avesse sentito che quella era, anche per lui, la strada."

    Eeeh e mi piacerebbe proprio abbracciarlo questo papà.. così forte e determinato. Li vedo già i suoi talloni instancabili nell'attesa che tu torni a dargli il cambio :)
    Un abbraccio stretto a tutti e due.

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    1. Ehi ma io mi ricordo del tuo quasi incinta
      sono andata a ricontrollare

      ho riletto i tuoi lunghi resoconti
      sorridendo perchè sapevi essere leggera anche quando i temi non lo erano.
      come puoi immaginare spero che presto, il futuro nostro, sia un pò lo stesso vostro.
      Grazie di essere passata di qua

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